martedì 9 febbraio 2010

SIAMO TUTTI OPERAI THYSSEN!


Mentre nelle aule del Tribunale della Repubblica prosegue “l’iter processuale” regolamentato dalle leggi di un sistema, espressione degli interessi della classe padronale, in cui i ricchi hanno sempre la possibilità di farla franca (magari attendendo comodamente la prescrizione dei reati grazie al decreto sul “PROCESSO BREVE” e strapagando i servigi di avvocati senza scrupoli e le false deposizioni di qualche leccapiedi) gli operai continuano a morire ogni giorno nelle fabbriche e nei cantieri . Ad un anno dall’avvio del processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp, tra rinvii e ostruzionismi orchestrati dalla difesa, siamo ancora nella fase di udienza dei testimoni nominati dagli avvocati. Indubbiamente a godere della lunga tempistica sono soltanto gli imputati anche perché essi, grazie alla loro enorme disponibilità di denaro, non hanno certo il problema di sostenere le spese causate dalla perdita di giornate lavorative o dai viaggi per essere presenti alle udienze. Inoltre lor signori non hanno nemmeno la preoccupazione di mettere insieme il pranzo con la cena come invece sono costretti a fare i parenti degli operai uccisi o i loro compagni di lavoro.

Dall’inizio del processo ad oggi è calata anche di molto l’attenzione e la tensione attorno a quella che si può definire una delle più efferate stragi di operai della storia moderna per la quale, per la prima volta in assoluto, i dirigenti di una grande azienda multinazionale vengono trascinati in tribunale con l’imputazione di omicidio. Il processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp, è l’atto d’accusa di tutti i lavoratori contro i padroni sfruttatori e assassini di fronte ai giudici di un tribunale della repubblica borghese e per questo rappresenta una crepa nel sistema tanto caro ai padroni. E’ un processo politico che mette in discussione, non solo i dirigenti e i padroni della Thyssen, ma il sistema di sfruttamento e morte che garantisce il profitto di un pugno di parassiti sulla pelle di milioni di proletari.

Di fronte alla lentezza delle procedure processuali e di fronte alle leggi salva padroni non possiamo certo attendere che la “giustizia borghese faccia il suo corso” senza utilizzare l’unica arma che i lavoratori posseggono: l’organizzazione e la lotta. E’ necessario adoperarsi per riprendere le mobilitazioni e i presidi durante le udienze e davanti il Tribunale per tenere il fiato sul collo alle Autorità competenti costringendole a rispettare le poche leggi democratiche a favore del proletariato ancora in vigore, oppure a smascherarsi rendendo evidente la loro sudditanza agli interessi della classe dominante. Riprendere con vigore la mobilitazione e alzare l’attenzione e la tensione sul processo Thyssen significa anche restituire dignità alle migliaia di vittime del lavoro e da lavoro che nel nostro paese ogni anno pagano con il sangue la sete di profitto dei padroni.

lunedì 8 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

Polizia e Carabinieri ancora una volta a difesa della feccia fascista




Sabato 7 febbraio un gruppo di fascisti di Casa Pound e altri infami, avrebbero voluto sfilare in corteo per le vie della periferia della città onorando quelli che a loro a loro dire e a dire dei revisionisti, sarebbero i “Martiri delle Foibe”, chec in realtà equivalgono ai collaborazionisti e ai fiancheggiatori dei fascisti che, durante la seconda guerra mondiale, si resero colpevoli dei più atroci delitti in quella che prima era la Jugoslavia: 150.000 deportati iugoslavi nei campi di sterminio di Arbe, Palmanova, Gonars, Renicci ed altri ancora, con più di 4000 morti di fame e di stenti. Le vittime iugoslave del campo di concentramento fascista di Zlatin, gli abitanti maschi di Srbernovo spediti nei lager, le donne seviziate dall'esercito fascista e poi gettate nelle foibe. Ed inoltre la Risiera di S. Sabba, lager nazista di Trieste, dove furono sterminati comunisti, ebrei e rom con la complicità diretta degli sgherri di Mussolini. Circa duecento antifascisti, si sono radunati in presidio ed hanno cercato di impedire che i fasci muovessero in corteo ma l’ingente quantitativo di poliziotti e carabinieri disposti nella piazza del presidio e in tutte le vie limitrofe al percorso del corteo fascista hanno immediatamente caricato gli antifascisti con estrema brutalità. Due compagne ed un compagno sono stati feriti ed un altro è stato fermato dagli sbirri.
Ancora una volta gli sbirri hanno dato prova di grande zelo nel massacrare gli antifascisti per proteggere i fasci! Tra fascisti e polizia il connubio è sempre più evidente e sempre minori sono i tentativi di celarlo, basti pensare con quale efferatezza abbiano massacrato una compagna già a terra e non contenti, le siano passati sopra durante la seconda carica. Questo grazie anche ai revisionisti come Violante (o a quelli alla Chiamparino che incontrano in comune i fascisti per promettere loro gli spazi sociali!) i quali hanno aperto la strada allegramente ai rigurgiti del fascismo e quindi legittimato anche quelli interni alle forze dell’ordine che hanno sempre più spazio e impunità.
Malgrado questa situazione gli antifascisti torinesi sono determinati a non cedere un passo e a tentare l’impossibile per non concedere agibilità politica ai fascisti anche a costo di pagare personalmente in termini fisici o di soppressione della libertà!

W l’antifascismo militante! W le antifasciste e gli antifascisti torinesi! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

FASCI A TORINO: COMUNICATO ANPI SEZ.LINGOTTO


Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Ente Morale D.L. 5 aprile 1945 - n. 224

Comitato Provinciale di Torino
Sezione di Torino Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia
“Giacomo Perotti M.A.V.M. e Alberto Appendino”



Torino, 6 febbraio 2010

COMUNICATO STAMPA

Al Comitato Provinciale A.N.P.I. di Torino

alle redazioni di:
La Stampa
La Repubblica
Liberazione
Il Manifesto
Nuova Società
Europa
Il fatto quotidiano
L’Unità


La Sezione ANPI di Torino, Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia “Giacomo Perotti M.A.V.M. e Alberto Appendino” appreso spiacevolmente che domani 7 febbraio 2010 è prevista una manifestazione del gruppo neofascista “CasaPound”, con il pretesto di commemorare i "martiri delle foibe", ha approvato il seguente comunicato.

CasaPound sono coloro che negano l'olocausto le camere a gas dei campi di concentramento nazisti; CasaPound sono coloro che aggrediscono e accoltellano comunisti, anarchici, antifascisti, immigrati, gay e qualche volta uccidono, ultima aggressione ieri a Roma contro dei frequentatori di un centro sociale.

Torino, città decorata con la medaglia d'oro alla Resistenza, non può permettere a fascisti di marciare per le strade cittadine, inneggiando al fascismo;

Torino, città decorata con la medaglia d'oro alla Resistenza, non può permettere ai fascisti di dare lezioni di storia sul nostro passato;

La Sezione ANPI di Torino, Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia, esprime preoccupazione e sdegno per l'iniziativa e ricorda che l’apologia di fascismo è un reato sancito dalla Costituzione;

chiede al Comitato Provincale A.N.P.I. di Torino, di prendere posizione e condannare pubblicamente l’iniziativa neofascista;

si rivolge alle istituzioni a tutti i livelli, a tutti gli antifascisti e a tutti i sinceri
democratici di vigilare affinchè, in occasione dell’evento, non si verifichino rischi per
l’incolumità degli abitanti dei quartieri interessati da parte di sbandati fascisti.

Nessuno spazio ai fascisti! Ora e sempre resistenza!



La Sezione A.N.P.I. di Torino Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia
“Giacomo Perotti M.A.V.M. e Alberto Appendino”

mercoledì 3 febbraio 2010

Sabato 30-1 Biella: corteo contro la repressione, UN ESEMPIO DA SEGUIRE!



Sabato 30 gennaio a Biella il Collettivo Stella Rossa, (aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti) e il Collettivo Autonomo biellese avevano organizzato un banchetto informativo contro la repressione che il sindaco di Biella Dino Gentile e il presidente della Provincia Simonetti hanno assunto come parola d’ordine per governare i rispettivi ambiti istituzionali. La Questura di Biella aveva però negato l’autorizzazione. La risposta dei compagni biellesi è stata immediata e il banchetto si è trasformato in corteo per le vie della città. Durante il corteo, al quale hanno partecipato un centinaio di compagni tra cui anche i compagni torinesi del CCP, si è dato risalto ai continui atti intimidatori perpetrati da polizia e carabinieri, coordinati dalla Digos, contro due compagni aderenti al Coordinamento dei Collettivi Comunisti. Il corteo si è snodato per le vie della città malgrado le imposizioni della questura che vedendo l’alta partecipazione e la determinazione dei compagni presenti ha dovuto rassegnarsi al percorso che i compagni hanno deciso sul posto.

E’ stata una risposta esemplare che ha saputo ribaltare i rapporti di forza. Alle regole imposte dagli sbirri i compagni hanno risposto con le loro regole trasformando un banchetto in un corteo partecipato e agguerrito. E’ senza alcun dubbio l’esempio pratico della concezione che ci deve guidare e che conferma l’efficacia della tattica di rispondere agli attacchi della borghesia trasformandoli in contrattacchi contro la borghesia stessa.

Bravi i compagni di Biella! Non saranno certo ne le intimidazioni, ne i divieti di sbirri e Autorità varie a fermare la lotta del proletariato e l’azione dei comunisti!







martedì 2 febbraio 2010

THYSSEN, ETERNIT: IL PROLETARIATO HA SOLO UN' ARMA, L’ORGANIZZAZIONE!


Venerdì 29, l’udienza del processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen è stata rinviata. Il rinvio è stato deciso a causa dell’agitazione dei legali delle parti lese e dello stesso Pubblico Ministero Guariniello i quali non si sono presentati in aula per protesta contro la annunciata “riforma della giustizia” e in particolare sulla questione del decreto sul PROCESSO BREVE che rischierà di fare archiviare procedimenti come Eternit, Parmalat e lo stesso processo Thyssen, garantendo l’impunità a malfattori del calibro di Callisto Tanzi e a stragisti come lo svizzero Stephan Schmidheiny, e il barone belga Jean Louis De Cartier (Eternit) o come i dirigenti Espenhan e Cafueri degni servitori dei padroni della Thyssen Krupp tra cui Federico Falk segretario dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti. L’agitazione e la protesta non ha però riguardato gli avvocati dei dirigenti della Thyssen che se ne stavano beatamente al loro posto in attesa che l’udienza avesse inizio.
Un agitazione che ha avuto carattere nazionale e che si è sviluppata il giorno seguente durante l’apertura dell’anno giudiziario. In moltissimi, sono stati i magistrati che, Costituzione alla mano, hanno abbandonato l’aula in segno di protesta proprio durante gli interventi dei rappresentanti del governo. Al di la del ruolo di difensori che svolgono i legali della Thyssen, questa situazione di agitazione e di allarme della Magistratura borghese che, mani alla Costituzione insorge contro un provvedimento utile soltanto ai padroni (per i comunisti e gli oppositori del regime democratico borghese i tempi dei processi sono sempre stati molto brevi ed oggi, con questa riforma, lo saranno ancora di più abbreviando, ovviamente, anche i tempi per il verdetto di colpevolezza) dovrebbe quanto meno sollecitare le coscienze di chi, tra quegli avvocati, ancora dice di seguire un codice etico e si offende sino a minacciare la querela, se qualche operaio comunista lo mette in discussione. Invece NO! Nessun comunicato, nessuna presa di posizione, ne a favore ne contro il decreto legge! Si “sfregheranno le mani” di certo, pensando al momento in cui, dopo avere portato a testimoniare altre decine e decine di testimoni a favore, o dopo avere intentato qualche altro espediente ostruzionistico, cercando di prolungare i tempi del processo, giungerà per decreto (appunto) la notizia dell’archiviazione. Risultato: assistiti danarosi e paganti impuniti e famigliari, parenti, amici e compagni di lavoro degli operai rimasti senza Giustizia! Ma in un Paese in cui le leggi e i regolamenti li commissiona la classe dominante, quella cioè che possiede i mezzi di produzione e quindi anche la forza lavoro che milioni di persone sono costrette a vendere per campare, tutto questo non solo è possibile ma è inevitabile! Lo stesso Craxi, durante un udienza del processo per “Mani pulite” ammise candidamente che “tutti i partiti percepivano mazzette dai grandi gruppi economici, compresa la FIAT” con le quali finanziare le campagne elettorali. Cosa, i padroni volevano in cambio era altrettanto chiaro a tutti: corsie preferenziali per la gestione del denaro pubblico e leggi che favorissero le loro imprese. Se i padroni hanno dalla loro la possibilità di sfruttare, fare ammalare, licenziare e ammazzare i lavoratori, dalla nostra abbiamo una sola arma: l’organizzazione. Un organizzazione che sappia tenere il fiato sul collo alle Autorità preposte costringendole ad applicare quelle poche leggi democratiche rimaste o a smascherarsi, a denunciare con forza i servi e gli imbroglioni al soldo dei padroni, ad organizzare la resistenza alla guerra di sterminio che la borghesia ha scatenato contro le masse popolari trasformandola in lotta per la costruzione di un mondo senza più sfruttati ne sfruttatori, il SOCIALISMO! Questa organizzazione, alla quale i comunisti lavorano si chiama partito comunista!!