mercoledì 23 giugno 2010

Stralci della lettera di Luigi di venerdì 18 giungo



(..) Stavo ascoltando radio Black Out e ho saputo del presidio volantinaggio davanti al tribunale per denunciare le violazioni dei diritti su di me e Davidono. Mi chiedo come mi considerano: di fatto terrorista a 41 bis, ma formalmente qualcosa d’altro? (…) Siamo sempre ai nuovi giunti, niente TV, niente di niente, ne fornelli e per mangiare soltanto lo schifo che ti passa la “casanza”. Vogliono vedermi chinare la testa?, Vogliono una mia dissociazione?, Un pentimento? O finalmente si saranno convinti che faccio parte della classe operaia e quindi, acerrimo nemico della merdosa borghesia che mi tiene prigioniero e mi nega i diritti che loro stessi hanno sancito(…) La situazione non cambia per me, le ultime proposte sono quelle di fare i domiciliari a casa di mio fratello in montagna (che non sarebbe dove è stato anche male) o la comunità (…) Ma di questo si interessa l’avvocato e in più mio fratello non può parlarmi visti i colloqui bloccati (…)

martedì 22 giugno 2010

PER L'UNITA' DEI COMUNISTI. COMUNICATO CONGIUNTO CCCE PROLETARI COMUNISTI.




Un nuovo passo in avanti nell’unità dei comunisti per il partito



Si è tenuto l’incontro della Commissione Congiunta di Proletari comunisti e del Coordinamento dei collettivi comunisti; incontro avente l’obiettivo di stabilire contenuti, tempi e percorso del processo di unità tra le due organizzazioni al servizio dell’unità più generale dei comunisti per la costruzione del partito comunista necessario al nostro paese, nell’epoca storica attuale e nella situazione attuale.



L’incontro è stato preceduto anche, ed è bene sottolinearlo, da un’indecente azione della polizia/Digos torinese che ha sottoposto la delegazione di Proletari comunisti giunta a Torino ad un immediato atteggiamento di controllo, fatto di pedinamenti e foto, ad opera di quattro agenti riconosciuti. Il riconoscimento e la reazione della delegazione di Proletari comunisti ha ottenuto l’allontanamento frettoloso della forza repressiva. Noi da un lato denunciamo con forza questa azione, dall’altro essa conferma l’attenzione e la pericolosità percepita dallo Stato e dal governo della borghesia rispetto all’avanzamento del processo di unità dei comunisti.



L’incontro si è svolto in un clima caloroso e unitario anche se franco nelle opinioni e nell’affrontare i temi, come è necessario che sia dato l’impegno, l’importanza e la qualità che questo passo richiede.



Temi importanti affrontati nella riunione: il maoismo, l’internazionalismo, il rapporto tra teoria e pratica in questo processo. Così come si è ritornati sulla valutazione da dare e i passi da fare in merito alla battaglia nel movimento comunista più generale nel nostro paese.

Un altro elemento significativo del dibattito è stato quello relativo alla lotta ideologica attiva, lotta tra le due linee, funzione e applicazione del centralismo democratico; temi importanti anche perché alla base, tra l’altro, della separazione tra i quadri e compagni del Coor.Coll.Com. e il Carc/(n)Pci.



L’incontro ha avuto un esito positivo. Sono stati definiti, integrati e precisati 10 punti a base del processo di unità tra le due organizzazioni, che saranno oggetto di sviluppo e confronto per raggiungere questa unità in un tempo definito genericamente di massimo un anno, ma che naturalmente entrambe le organizzazioni sperano di accorciare per rispondere alle esigenze politiche della lotta di classe e del movimento comunista.



Il contenuto del dibattito deve servire a confermare, rafforzare, specificare ulteriormente che il partito comunista che vogliamo costruire deve essere:

1. basato sul marxismo-leninismo-maoismo;

2. basato sulla strategia della guerra popolare adatta alle condizioni specifiche del nostro paese;

3. fondato sulla centralità operaia, che sia reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia;

4. costruito nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse;

5. di tipo nuovo che attui una completa rottura nel campo dell’ideologia, della teoria, della organizzazione, della pratica con il revisionismo vecchio e nuovo;

6. saldamente interno al movimento comunista internazionale e in particolare a quello di orientamento marxista-leninista-maoista, con un forte legame con i partiti comunisti impegnati nelle guerre popolari;

7. che combatta attivamente l’economicismo e l’eclettismo teorico-politico;

8. alternativo alle due varianti elettoralismo e militarismo, presenti nel nostro campo;

9. che sappia far vivere al suo interno la lotta ideologica attiva e la lotta tra le due linee e realmente attuare il centralismo democratico, alla luce delle esperienze negative che nel nostro campo ci sono state e che ancora ci possono essere;

10. consapevole che il grande lavoro per unire i comunisti nel nostro paese deve svilupparsi attraverso la lotta al settarismo come una delle deviazioni che ancora domina gran parte del movimento comunista.

Si è anche deciso che il dibattito su questi dieci punti possa essere condotto in forme aperte al fine di raccogliere l’attenzione e anche l’impegno di tutti i compagni organizzati e non che vogliono contribuire ed entrare nello spirito di questo percorso di unità. Invitiamo pertanto sin da ora chiunque voglia partecipare al dibattito ad inviare contributi (al momento utilizzando le caselle e.mail e i siti delle nostre organizzazioni).

Si è anche condiviso che questa unità, di quella che potremmo chiamare la componente marxista-leninista-maoista, non chiude il processo, ma anzi ne apre uno più ampio che permette l’avanzamento di tutto il movimento comunista e della battaglia per il partito.



L’importanza dell’incontro e il rapporto unitario che esso ha costituito e reso significativo si è mostrato nella convergenza nella pratica del lavoro comune che può fare da cemento e verifica e aiutare il processo di unità e il ruolo di esso nella più generale lotta di classe.

Su tre punti sono state prese decisioni operative:

1. il lavoro comune nelle fila della classe operaia, che comprende l’elaborazione di parole d’ordine comuni, piani di interventi in alcune fabbriche e realtà del ns paese, e la verifica di questo lavoro;

2. elaborare una proposta per unire il fronte di lotta contro la repressione statale contro le forze comuniste, le realtà proletarie e rivoluzionarie, le lotte politiche e sociali; per uscire dalla frammentazione, dalla lotta “ognuno per sé” che è una tendenza che deve essere superata;

3. la campagna a sostegno della guerra popolare in India, già lanciata a livello internazionale e nazionale e che vedrà l’impegno delle due organizzazioni nella promozione di meeting e delle altre attività.



È evidente che se a questa intesa, parole e progetto corrisponderà una elaborazione e una pratica conseguente, un passo in avanti e controcorrente verrà davvero fatto sarà dato un duro colpo alle concezioni e alla prassi dei dogmatici e dei settari. E borghesia, riformisti e opportunisti avranno di che preoccuparsi.



La Commissione Congiunta

15.6.2010

sabato 19 giugno 2010

L'ATTACCO CONTRO GLI OPERAI DI POMIGLIANO NON DEVE PASSARE!

Marchionne sta cercando di attuare il piano per il “rilancio della FIAT” che altro non è che il rilancio dei profitti a discapito della vita dei lavoratori, della loro dignità, dei loro diritti. A partire dalla chiusura di Termini Imerese e dal vergognoso e ignobile ricatto su Pomigliano D’Arco: “o accettate la cancellazione di tutti i vostri diritti o vi sbattiamo in mezzo a una strada”, la questione si lega strettamente al piano più generale, di Confindustria e governo, di abolire lo Statuto dei Lavoratori e il diritto di sciopero con la complicità dei dirigenti dei sindacati che si sono da subito resi disponibili e messi al loro servizio, come Angeletti e Bonanni.
Infatti, se i padroni fanno la loro parte cercando di ricattare gli operai e i sindacati, dall’altra il governo della banda Berlusconi fa la sua abolendo per decreto, pezzo dopo pezzo, gli articoli della Costituzione come l’ART.41, che limita ai padroni la possibilità di poter fare ciò che vogliono per logiche di mercato. Il capobanda Berlusconi del resto lo aveva detto pubblicamente qualche tempo fa di fronte all’assemblea degli industriali e poi a quella degli artigiani: “con questa Costituzione non è possibile governare”.
Ma per attuare il loro piano di lacrime e sangue contro i lavoratori, Marchionne, Marcegaglia e servi di governo devono ottenere il consenso più largo possibile che possa giustificare ogni azione anticostituzionale e antisindacale che i padroni intenderanno mettere in atto. Senza questo largo consenso, Marchionne e soci sanno bene che sarà per loro molto difficile riuscire a mettere in atto il loro piano contro la classe operaia. E’ per questo motivo che sono stati costretti a giocarsi la carta del ricatto di Pomigliano (per poi riuscire ad estenderlo agli altri stabilimenti) al fine di costringere la FIOM a legittimare, firmando l’accordo, le angherie padronali.
FIM e UILM, insieme, contano meno iscritti della sola FIOM e senza il benestare della FIOM diventerebbe impossibile qualsiasi tipo di manovra antioperaia. I padroni oggi hanno provato con il ricatto di Pomigliano, ma hanno trovato sulla loro strada il NO secco della più grande organizzazione sindacale dei metalmeccanici italiana. Il NO della FIOM all’accordo con Marchionne ha un significato molto più grande e più generale che va oltre la semplice contrattazione aziendale. Il NO della FIOM è un NO in difesa dello Statuto dei Lavoratori e della Costituzione italiana per la quale hanno dato la vita migliaia e migliaia di giovani, donne e uomini durante la Resistenza e la lotta di liberazione dal nazifascismo! La FIOM diventa quindi lo scoglio contro il quale si infrange l’arroganza dei padroni e dell’intera classe dominante. Un NO condiviso dalla maggior parte dei lavoratori i quali, al di la della loro appartenenza sindacale, hanno apportato la loro firma sull’appello per un assemblea generale lanciato dalla FIOM: 2500 firme e la FIOM conta 600 iscritti circa a Mirafiori. Sostenere la FIOM nella sua lotta è necessario ed è dovere di tutti i lavoratori e di tutti gli organismi politici che, in qualche misura, si rifanno agli interessi della classe operaia e delle masse popolari.
È interesse di tutti gli operai e di tutti i lavoratori che il piano FIAT per Pomigliano non passi. È interesse dei padroni farlo passare a tutti i costi. Non sarà facile quindi vincere la battaglia, ma perdere questa battaglia significa far retrocedere gravemente la posizione dei lavoratori. La fiducia che essi ancora accordano alla FIOM è oggi, ancora una volta, alla prova dei fatti. La FIOM questa volta deve quindi andare fino in fondo!
Usare ogni risorsa per mobilitare tutti gli operai e i lavoratori contro il piano FIAT.

Sotto la direzione del partito comunista, il più grande sindacato dei lavoratori italiani ha vinto grandi battaglie e ha strappato grandi conquiste. Oggi non esiste in Italia un partito comunista all’altezza del ruolo che ad esso compete. Ma la classe operaia può ricostruirlo anche a partire dalle lotte che oggi deve combattere e sulla base delle organizzazioni che oggi ha in mano.


lunedì 14 giugno 2010

APPELLO OSPITALITA' PER IL COMPAGNO PROGIONIERO LUIGI



STRALCI DI LETTERE DAL CARCERE DEL COMPAGNO LUIGI

(…) Oggi Davidino ed io abbiamo visto l’avvocato e l’unica condizione per ottenere i domiciliari è allontanarci da Torino. Nel mio caso, per legge, non esiste che io debba essere allontanato da Torino (una specie di soggiorno obbligato) ma questo allontanamento viene comunque messo in pratica. Vogliono tenerci distanti dalle lotte, vogliono allontanarci da Torino e dalla solidarietà dei compagni.

(…) ho saputo dell’attacco sionista alle navi della flottiglia, ho saputo del merdosissimo Ghiglia che si è acchiappato qualche calcio nel culo durante il corteo per la Palestina . L’infamia prosegue, giorno dopo giorno. Non posseggo una radio ma chi ce l’ha mi ha fatto sapere della grande solidarietà dai microfoni di radio Black Out. La solidarietà è un arma potente, dobbiamo usarla! (…) Gioco a pallone (quando c’è) nell’unica ora d’aria e il resto del tempo lo passo a leggere e a studiare, mi sono arrivati libri da Milano, da Roma. La solidarietà che mi giunge mi mantiene attivo, sia nel corpo che nella mente. Resto solo contrariato per i dissidi tra i gruppi dei compagni.

Fate sapere anche questo. Se durante la Resistenza le varie forze in campo hanno lottato unite ed hanno vinto, un motivo ci sarà stato!? O NO? Così saremo schiacciati e potremo dire grazie solo a noi stessi.



(…) Come prevedevo (ma un po, però ci speravo) il tribunale del riesame ha respinto la mia istanza di scarcerazione. Va beh, nessun cruccio, quando la lotta si fa dura…eccetera, eccetera. Uno stato che si autodefinisce democratico, quando incarcera chi si ribella alle angherie e alla polizia assassina, cala la maschera e si mostra in tutto il suo reale carattere post e parafascista.

(…) E’ uscito Luca e ne sono felice anche se sarei stato ancor più felice fosse uscito anche Davide. Sono giovani e di loro c’è molto più bisogno fuori!



(…) Oggi Davidino ed io abbiamo visto l’avvocato e l’unica condizione per ottenere i domiciliari è allontanarci da Torino. Nel mio caso, per legge, non esiste che io debba essere allontanato da Torino (una specie di soggiorno obbligato) ma questo allontanamento viene comunque messo in pratica. Vogliono tenerci distanti dalle lotte, vogliono allontanarci da Torino e dalla solidarietà dei compagni. Ovvio, scarcerano tossici e comuni (ben venga si capisce) , persone che non daranno fastidio al sistema. Vogliono un popolo di servi, gente che lavora ai loro ordini e senza una difesa attiva lo avranno. Mi servirebbe qualche compagno disposto ad ospitarmi fuori Torino per il periodo degli arresti.



Il compagno Luigi non inserisce mai la data nei suoi scritti ma gli stralci delle tre lettere sono in successione per ordine di tempo. Ribadiamo l'appelo del compagno luigi in relazine alla ricerca di una persona incensurata che abiti fuori Torino, disposta ad opsitarlo per l'eventuale periodo di arresi domicialiari!

giovedì 10 giugno 2010

VOLANTINO UDIENZA PROCESSO THYSSEN DEL 07.06.2010


L’ultima udienza del processo per omicidio volontario, contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp, ha ribadito, con l’ultimo testimone della difesa, le corresponsabilità generali per la strage dei sette operai di Torino. Corresponsabilità di Istituzioni ed Enti istituzionali (commissioni regionali e comunali, ispettori del lavoro, tecnici e consulenti, Ministeri, ecc…) con i dirigenti della multinazionale tedesca. Da questo processo emergono palesemente i meccanismi economici, politici, giuridici e sociali di un sistema basato sul profitto e sullo sfruttamento di un pugno di ricchi ed opulenti parassiti ai danni di milioni di lavoratori e proletari e delle loro famiglie. Anche la Giustizia è parte integrante di questo sistema perché rappresenta l’apparato giudicante in merito all’applicazione o alla violazione delle leggi e dei regolamenti che reggono il sistema stesso. Il processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp rappresenta, da questo punto di vista, un caso emblematico.
La Dott.ssa Di Bitonto, ultimo testimone della difesa e membro della commissione del Ministero dell’Ambiente che ispezionò la Thyssen nel giugno 2006 per conto del Ministero, non ha fatto altro che proseguire con il metodo della “mera lettura” delle risposte, che altri testi della difesa, prima di lei, avevano utilizzato ampiamente ma che, per ragioni a noi sconosciute, non era stato ravvisato nè dal PM Guariniello, nè dagli avvocati di parte civile e nemmeno dal Presidente della Corte Anna Iannibelli. Per rendere meglio l’idea dell’utilizzo improprio di documenti da parte dei testimoni, riportiamo stralci di un articolo apparso il 12 maggio 2010, sulle pagine web di Zipnews, A firma dell’Avv. Roberto Codebò, dal titolo “Thyssenkrupp: tra supporti alla memoria e deposizioni svuotate”
(…) , la dott.ssa Di Bitonto si è troppo spesso trincerata dietro i “non ricordo”, ricorrendo così ai numerosi documenti che teneva con sé. Sul punto, si entra in una questione assai delicata del processo penale. Recitano infatti i sacri principi del dibattimento che il testimone deve parlare sulla scorta della sua memoria (insomma, raccontare senza leggere); tali principi sono però temperati dalla possibilità che il teste stesso tenga con sé taluni documenti “in supporto alla memoria”. (…) Un tale supporto alla memoria, però non può né deve trasformarsi nella mera lettura delle risposte. Proprio ciò che è accaduto stamattina, con una teste impacciata, trincerata per l’appunto dietro la scarsa memoria dei fatti, intenta a frugare tra le carte in suo possesso dopo ogni domanda rivoltale da pubblici ministeri e avvocati. Scontate le obiezioni dell’accusa. (…) Sul piano tecnico, il peggio che possa accadere in un caso del genere è la sostanziale irrilevanza della deposizione. Dal punto di vista di chi commenta, e vorrebbe suggerire un rimedio, ancora una volta balza agli occhi l’impossibilità di tracciare i confini precisi di una regola: in quale punto finisce il supporto alla memoria, e comincia la mera lettura? In materia, una sola certezza: stamattina, quel punto è stato abbondantemente superato.
Tra regolamenti processuali e loro interpretazioni, tattiche ostruzionistiche degli avvocati, arroganti e offensivi atteggiamenti degli ”imputati eccellenti”, falsi testimoni e compiacenti rappresentanti degli Enti istituzionali, sta per concludersi il primo grado di un processo che viene definito“complesso”da PM, avvocati, parti civili, sindacalisti e giornalisti ma che dal punto di vista di noi lavoratori, è di una mostruosa e inconfutabile semplicità. Si tratta del processo contro la classe di sfruttatori e il loro sistema di sfruttamento, miseria e morte e contro chi, nascondendosi dietro alle leggi e ai regolamenti commissionati dai padroni, ne sancisce la legittimità bollando poi, come illegale, qualsiasi tentativo di contrastarlo e di abbatterlo! Per questo motivo, i proletari invece rivendicano, a fronte della legalità sancita dalle leggi borghesi, la legittimità della loro lotta contro questo sistema e contro chi lo sostiene e lo legittima!