sabato 24 luglio 2010

Lunedì 26 luglio dalle 9,00 presidio per Luigi Davide, Luca e Mschino


Il 12 maggio scorso, durante un operazione repressiva della polizia politica, venivano condotti al carcere delle Vallette i compagni Luigi, Davide e Luca, mentre altri 13 compagni venivano sottoposti a misure cautelari. Tutti sono accusati di aver partecipato agli scontri con le forze dell’ordine durante lo sgombero del centro sociale L’Ostile avvenuto il 10 dicembre 2009 a Torino. Dopo un periodo in carcere (quasi due mesi per Davide e Luigi, quest’ultimo in condizioni di semi-isolamento) sono stati posti agli arresti domiciliari fuori da Torino, Luigi nella bergamasca a casa di una compagna che si è resa disponibile ad ospitarlo, Davide a Giaveno e Luca a Bussoleno su imposizione del PM Rinaudo (che risulta iscritto nelle liste della P2 e amico intimo di Luciano Moggi) titolare dell’inchiesta. Il compagno Moschino, altro fermato per gli scontri del 10 dicembre, ha avuto l’obbligo di dimora a Barge.
Per Luigi, Davide, Luca e Moschino, il PM Rinaudo ha preteso un vero e proprio PROVVEDIMENTO DI CONFINO, come nel ventennio usavano fare i tribunali speciali fascisti per allontanare i comunisti, gli anarchici e gli antifascisti dal proprio luogo di origine, dai propri famigliari e dai propri compagni di lotta ed isolarli dal resto delle masse popolari. Nel caso del compagno Luigi l’accanimento del PM Rinaudo è stato ancora più grave perché teso a danneggiarlo anche economicamente, in quanto Luigi ha un’abitazione in affitto e il lavoro a Torino che chiaramente rischierebbe di perdere nel caso il provvedimento di confino dovesse protrarsi nel tempo.
Come è possibile che per difendere gli spazi di agibilità politica e sociale si debba essere malmenati, incarcerati, allontanati dalle proprie abitazioni e privati del proprio lavoro senza il quale un proletario non potrebbe vivere, oppure uccisi come nel caso del giovane compagno Carlo Giuliani durante le manifestazioni contro il G8 del luglio 2001 a Genova!?
Come è possibile che una Repubblica democratica possa permettere a Pubblici Ministeri piduisti di pretendere che vengano adottati provvedimenti di chiaro stampo fascista come il confino che oggi i nostri compagni stanno subendo con il rischio di perdere il lavoro e la casa!?
Questi provvedimenti sono gli stessi che venivano adottati dal regime fascista per isolare gli antifascisti dal resto delle masse popolari al fine di scongiurare la diffusione delle idee di libertà e giustizia sociale che essi sostenevano e propagandavano tra i lavoratori e la popolazione schiacciata da un regime infame.
I compagni Davide, Luca, Moschino e Luigi devono essere liberati e devono poter tornare alle loro case e al loro lavoro. Essi non hanno fatto altro che difendere uno spazio sociale ribellandosi alla violenza della polizia e al tentativo di soffocare un movimento di resistenza che nel nostro paese si sta sviluppando contro l’eliminazione dei diritti e delle conquiste che le masse popolari hanno acquisito a costo di dure lotte nelle strade, nelle piazze e nelle fabbriche del nostro Paese. Una repressione che si sviluppa a largo raggio attraverso il tentativo di colpire le avanguardie di lotta per INTIMORIRE, SPAVENTARE E “EDUCARE”il resto delle masse popolari e dei lavoratori. Del resto anche i padroni della FIAT stanno attuando la stessa forma di terrorismo licenziando senza giusta causa i sindacalisti come monito per tutti gli altri.

sabato 10 luglio 2010

GIORNATA BENEFIT COMPAGNI PRIGIONIERI LUIGI E DAVIDE



Luigi arrestato con Davide il 12 maggio in seguito alle cariche della polizia durante lo sgombero del centro sociale L’OSTILE di corso Vercelli a Torino. Il PM Rinaudo, titolare dell’inchiesta ha posto per la sua scarcerazione la discriminante dell’allontanamento dalla città. In perfetto stile fascista il compagno è stato posto in confino a Bergamo ed ora rischia di perdere casa e lavoro.


PROGRAMMA

Ore 12,30
PRANZO (euro 10)
Ore 16,30
DIBATTITO :
Per i compagni presi: che fare?
Ore 18,00
TOMBOLATA BENEFIT

Dalle ore 15,00 verrà allestito un buffet di pizza fino al suo totale esaurimento!

mercoledì 7 luglio 2010

ONORIAMO IL SACRIFICIO DEI SETTE EROI DELLA THYSSEN, INASPRIAMO LA LOTTA DI CLASSE PER IL SOCIALISMO!


L’udienza del 30 Giugno prevedeva l’audizione dei consulenti tecnici nominati dalla difesa: il professor Betta, l’ing. Queto ed il prof. Cerri.
Betta, per oltre due ore, ha tentato di dimostrare come e quanto l’azienda sia stata attenta alle misure di sicurezza previste dalla legge. Il prof. Betta inoltre non ha mai rinunciato, durante la sua esposizione, di alludere, quando non di affermare direttamente, che la colpa della strage sarebbe stata degli stessi operai e che il disastro si sarebbe potuto evitare se avessero messo maggiore attenzione e rispettato le regole della sicurezza.
Per confermare la validità della sua relazione filo padronale e antioperaia l’esimio (sic!) professore ha fatto riferimento ai bilanci, (come dire che se i bilanci di una azienda sono positivi, anche le sue condizioni in materia di antinfortunistica e della sicurezza, devono essere per forza nella norma) dell’azienda. Il prof. Betta però dimentica che fu lo stesso Harald Espenhan, amministratore delegato della Thyssen, che dichiarò di avere bloccato i soldi destinati alla messa in sicurezza della linea dove avvenne la strage di operai e che quindi se i soldi non furono utilizzati, la messa in sicurezza della linea di produzione non fu effettuata!
Ma con quale coraggio questi signori possono prestarsi ad un gioco così atroce e completamente privo di rispetto per la vita umana!? I ricchi padroni possono pagare avvocati, testimoni, ispettori dell’INPS e consulenti vari, mentre le famiglie dei lavoratori morti nell’incendio e i loro compagni sopravvissuti, devono ogni giorno faticare per “mettere insieme il pranzo con la cena” ed affrontare le spese di una vita sempre più cara e sempre più ai limiti della più nera povertà.
Per questi mercenari, servi dei padroni e dei potenti, l’unica cosa che conta è il compenso che ricevono e l’impunità di cui godono in un paese come il nostro nel quale un pugno di ricchi parassiti la fanno da padrona dettando regole e tempi della politica e della società! La crisi del sistema che si basa sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo costringe i padroni a dimostrare il loro vero volto, il volto dell’arroganza, della prepotenza e della vile menzogna, violando impunemente le stesse leggi che i loro servi della politica hanno emanato su loro mandato.
Ma quando sono i lavoratori e i proletari ad alzare la testa e a violare le regole imposte dalla democrazia dei padroni, essi non disdegnano di fare uso della forza e della repressione mandando polizia e carabinieri a sgomberare picchetti, a caricare i manifestanti in corteo (come per i terremotati dell’Aquila) o a perquisire, arrestare e processare i compagni e i lavoratori che più di altri alzano la testa contro i soprusi e le angherie dei padroni e dei loro servi.
A chi giova questo tipo di democrazia basata su di un sistema che prevede lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo se non a quel pugno di parassiti ricchi sfondati che comprano per pochi euro la nostra forza lavoro e calpestano la nostra dignità? Una democrazia con la D minuscola che viene difesa a suon di manganellate, carcerazioni e uccisioni come per il giovane compagno Carlo Giuliani ammazzato come un cane dai carabinieri mentre manifestava, nel luglio 2001 a Genova, il suo sdegno contro il sistema di sfruttamento e morte al quale i padroni vorrebbero costringerci.
Il processo contro i padroni della Thyssen Krupp mostra evidentemente strutture e dinamiche di un sistema che deve essere abbattuto e sostituito con un sistema basato sul protagonismo e la partecipazione del proletariato e delle masse popolari. Un sistema dove non vi sarà alcuno spazio per padroni, sfruttatori e loro servi. Un sistema socialista!

per la costruzione di un vero partito comunista rivoluzionario strumnto indispensabile alla vittoria della classe operaia!

lunedì 5 luglio 2010

COMUNICATO CCC





CONTRO LA REPRESSIONE BORGHESE, RESISTERE E SVILLUPARE LA LOTTA PER IL COMUNISMO
L’8 luglio prossimo alle ore 12, presso il tribunale di Milano, si terrà la seconda udienza del processo in cui è imputato il compagno Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti. Si tratta dell’udienza che il 14 gennaio scorso venne rimandata. Come avevamo ipotizzato, la cassazione ha dato ragione al giudice Giovagnoli accettando il suo ricorso. Scrivevamo infatti nel precedente comunicato: “L’udienza del 14 gennaio faceva parte di un procedimento giudiziario stralciato da quello per associazione sovversiva che vede imputati vari compagni del Partito dei CARC (di cui il compagno Enrico era membro) e messo in piedi dal giudice Giovagnoli. Procedimento per il quale la giudicessa Boccassini aveva dichiarato il non luogo a procedere. Giovagnoli aveva quindi deciso di ricorrere in cassazione. Proprio la sera prima dell’udienza veniamo a conoscenza del fatto che il 20 gennaio si terrà l’udienza (a porte chiuse) in cui la Cassazione valuterà se accettare o meno il ricorso di Giovagnoli. La mattina del 14 gennaio, a pochi minuti dal suo inizio, udienza contro il compagno Enrico è stata rinviata causa l’assenza del giudice titolare (la dott.ssa D’Addea). Una coincidenza? Difficile crederlo! Si tratta molto più probabilmente del tentativo di far rientrare il procedimento contro il compagno Enrico nel più ampio procedimento giudiziario per associazione sovversiva e di usare i supposti reati di cui il compagno è accusato per colpire più duramente tutti gli imputati del procedimento di Giovagnoli, compagno Enrico compreso.”.

Così infatti è stato. Ora l’iter giudiziario borghese fa il suo corso spendendo il denaro pubblico per perseguitare i compagni e le organizzazioni che lottano affinché la classe operaia e le masse popolari tutte possano godere di una vita migliore. Non bastano gli speculatori finanziari, i capitalisti che mandano in rovina decina di migliaia di famiglie licenziando i lavoratori, i tagli ai servizi, la devastazione ambientale, lo sperpero delle risorse a vantaggio dei ricchi e a danno dei proletari. La difesa dell’ordinamento sociale borghese richiede anche che siano colpiti sul nascere tutti quei compagni e quelle organizzazioni che la borghesia ritiene siano o possano diventare un pericolo per i suoi interessi, per il mantenimento del suo regime di sfruttamento e repressione, guerra e devastazione.

Quella dell’8 luglio non è altro che una delle innumerevoli udienze su cui i tribunali borghesi “costringono” i compagni a dedicare risorse ed energie e che seguono e sostengono le ben più pesanti azioni di controllo, le intimidazioni, le perquisizioni, i sequestri, le violenze, le carcerazioni, ecc. a cui ormai migliaia di compagni sono sottoposti continuamente.

Sono anni che numerosi compagni e organizzazioni del movimento comunista che lottano per ridare alla classe operaia del nostro paese un vero partito comunista vengono colpiti da procedimenti giudiziari (ogni volta conclusisi con il non luogo a procedere). Sono anni che compagni e organizzazioni del movimento comunista, antifascista, antimperialista e anarchico vengono colpiti dalla repressione borghese.

Le autorità giudiziarie del nostro paese tentano di mettere in piedi dei moderni tribunali speciali. Si fanno beffe della Carta Costituzionale e perseguitano i comunisti e chiunque lotti per un mondo migliore al pari di quanto facevano i fascisti, solo che lo fanno in una forma più subdola, comunque mitigata, frenata, ostacolata dalle conquiste di civiltà e benessere che la classe operaia e le masse popolari, guidate dal partito comunista, hanno strappato alla borghesia con le dure lotte del passato e con la vittoriosa Resistenza antifascista.

Le autorità giudiziarie borghesi hanno sempre cercato di far passare noi comunisti per banditi e terroristi; sono le stesse autorità che difendono gli interessi della classe borghese, quella classe che scatena guerre in ogni angolo del mondo, massacrando e terrorizzando con le sue “bombe intelligenti” milioni di persone. Queste autorità giudiziarie accusano noi comunisti di terrorismo e difendono i veri terroristi borghesi salvandoli dai processi in cui sono imputati. Vogliono privare noi comunisti, antifascisti, antimperialisti e anarchici della libertà di lottare e difendono la libertà della borghesia di sfruttare, massacrare e distruggere.

La tanto decantata liberà di cui si riempiono la bocca i rappresentanti politici della classe dirigente non è che una farsa. La loro liberà è in realtà libertà di sfruttare fino alla morte i lavoratori, costringendo quelli immigrati ad una vita da bestie e quelli locali a rinunciare alla vita dignitosa che si erano faticosamente conquistati. La loro libertà è la libertà di scatenare una guerra tra poveri. La loro libertà è la libertà dei padroni di costringere i lavoratori ad una vita di stenti e a rischiare la malattia e la morte ogni giorno per produrre profitto. La loro libertà porta alla miseria, alla fame, alla guerra e alla distruzione del pianeta.

Per noi comunisti la libertà è invece libertà di lottare contro questo sistema, libertà di lottare per un mondo in cui siano i veri produttori, la classe operaia e i lavoratori tutti a decidere cosa produrre e come, nell’interesse loro e del resto delle masse popolari.

Ma questa libertà è incompatibile con quella dei padroni e delle loro autorità. Perché la loro libertà necessita di grandi masse di proletari da comprare come schiavi moderni per estorcere plusvalore dal loro sudore. La loro libertà necessità allo stesso tempo di grandi masse di disoccupati, di affamati, di disperati per mezzo dei quali ricattare i proletari per costringerli ad accettare condizioni di merda di vita e di lavoro. La loro libertà è sfarzo e lusso per pochi e fatica, miseria e morte per molti.

Se lottare contro la loro libertà vuol dire essere terroristi, allora siamo tutti terroristi!

La persecuzione che la borghesia scatena contro di noi può e deve essere combattuta con coraggio, resistendo alla persecuzione e non cedendo alle minacce della borghesia e delle sue autorità. Ma ancora più importante è il lavoro per costruire un fronte comune contro la repressione in cui unire e organizzare le forze di tutte le componenti del movimento comunista, antifascista, antimperialista, anarchico e di tutte le organizzazioni operaie e delle masse popolari che subiscono la repressione borghese. Un fronte organizzato che lavori in primo luogo per far partecipare e organizzare il resto delle masse popolari nella lotta contro la repressione, in ragione del fatto che la difesa di chi lotta contro gli sfruttatori, i fascisti e i guerrafondai lotta per gli interessi di tutto il popolo.



No alla persecuzione dei comunisti!

Costruire un fronte comune di lotta contro la repressione!



Coordinamento dei Collettivi Comunisti

www.coorcolcom.org - coorcolcom@tiscali.it

mercoledì 30 giugno 2010

Bilancio iniziative per i compagni prigionieri Davide e Luigi.




Nell’ultima sua lettera che il compagno Luigi Giani scriveva dal carcere delle Vallette di Torino, dove si trova prigioniero da più di due mesi dopo essere stato arrestato per gli scontri avvenuti durante lo sgombero dello stabile occupato L’Ostile, annunciava di avere potuto, finalmente, fare il suo primo colloquio. Infatti, Luigi, da più due mesi si trova ancora al padiglione “nuovi giunti”, reparto del carcere con forti restrizioni, nel quale i prigionieri devono restare soltanto per il tempo necessario alle visite mediche per poi essere mandati nei padiglioni con gli altri detenuti. Ai “nuovi giunti”, proprio a causa del fatto che i prigionieri dovrebbero rimanerci per un tempo limitato, non hanno la TV, non possono utilizzare fornellini per cucinare, hanno soltanto tre quarti d’ora d’aria al giorno. I compagni del nostro collettivo, con altri compagni solidali, si sono subito mobilitati per denunciare la situazione di semi-isolamento nella quale il compagno si trova e la negazione dei diritti fondamentali del prigioniero, quali ad esempio i colloqui. Il PM Rainaudo (grande amico di Luciano Moggi e iscritto alla loggia massonica P2) ha inoltre posto, come discriminante per la concessione degli arresti domiciliari al compagno Luigi, l’allontanamento dalla città di Torino nella quale egli ha una casa in affitto e un lavoro fisso. Un vero e proprio provvedimento di confino di stampo fascista.
Sono state fatte due iniziative di denuncia: una davanti al Tribunale distribuendo 800 volantini e megafonando. L’altra proprio davanti al carcere, all’entrata dei colloqui, con volantinaggio e agitazione tra i famigliari dei detenuti che, attendendo ore per riuscire ad entrare, subiscono anche le perquisizioni e l’arroganza dispotica delle guardie addette. In entrambe le occasioni siamo partiti trattando la questione particolare del compagno Luigi (e di Davide anch’egli detenuto per lo stesso motivo, ma che già aveva ottenuto i colloqui con il padre ed era stato spostato dai nuovi giuti) per trattare anche più in generale la situazione disumana e indegna nella quale sono costretti migliaia di prigionieri poveri (perché quelli ricchi trovano sempre il modo di scamparla) nelle carceri della nostra “beneamata” Repubblica. Inoltre abbiamo lanciato l’appello a tutti i compagni per recarsi al Tribunale a chiedere l’autorizzazione per le visite al compagno Luigi, con l’intenzione di sollevare, anche in questo modo, un problema di ordine pubblico all’interno degli uffici addetti che avrebbero immediatamente avvisato il PM Rainaudo, titolare dell’inchiesta contro Luigi e gli altri compagni.
Il 30 giugno l’avvocato Novaro ha presntato un istanza di scarcerazione ed entro pochi giorni sapremo quale sarà la decisione della Corte, sia sulla concessione degli arresti domiciliari connessi alla casa e al lavoro a Torino, sia su quella subordinata al confino di Davide e Luigi.
La mobilitazione dei compagni del CCP e di altri compagni solidali con Luigi e Davide ha sicuramente contribuito a sbloccare una situazione che altrimenti, passando sotto silenzio, avrebbe potuto prolungarsi per tutto il periodo che il massone PM Rainaudo, avrebbe ritenuto opportuno.
Invitiamo quindi tutti i compagni solidali con i compagni in carcere, a non abbassare la guardia e a mobilitarsi per tenere il fiato sul collo alle Autorità competenti, siano esse appartenenti alla magistratura che ai corpi di polizia, perché non possano violare impunemente le loro stesse leggi negando i diritti fondamentali dei prigionieri. La denuncia pubblica delle angherie di questi signori, affiancata alla mobilitazione concreta, sono elementi essenziali della lotta contro la repressione e strumenti efficaci per il sostegno e la liberazione dei compagni caduti nelle mani del nemico.


Collettivo Comunista Piemontese
colcompiemonte@yahoo.it
tel 3476558445

martedì 29 giugno 2010

LETTERA DAL CARCERE DELLE VALLETTE DI TORINO DEL COMPAGNO PRIGIONIERO LUIGI GIANI


Lettera di Luigi dal carcere delle Vallette di Torino

Venerdì 25.06.2010

Ciao compagni,
oggi ho ricevuto il primo colloquio con i miei famigliari, mio fratello e mia sorella. Ho saputo che nessun altro colloquio sarà mai permesso dal magistrato. Mi spiace per tutti quei compagni che ne hanno fatto richiesta. Inutile dire che vanno contro le loro stesse leggi. (…) Il confino nel quale vorrebbero relegarmi non avverrà e io resterò in carcere. Prospettiva ultima, visto che i miei, per buoni e comprensibili motivi, non possono accettarmi, è di attendere la fine della corte estiva che dovrebbe coincidere con il rientro a casa di un loro amico prete che sarebbe disposto a tenermi per tutto il periodo dei domiciliari, se il giudice deciderà in tal senso(…)
Sto però attendendo la risposta dell’avvocato sulla disponibilità ad ospitarmi, di una comunità vicino a Torino. (…) La solidarietà concreta dei compagni del CCP e degli altri non potrà certo garantire il mantenimento della casa di Torino in cui abito per pagare luce, gas e affitto (troppi soldi) per cui rimarrei con il culo per terra anche dal quel punto di vista. (…) La solidarietà così copiosa che mi ha seguito per tutto questo periodo, non riesce ancora a concretizzarsi nel trovarmi un posto dove confinarmi(…) Non intendo finire in casa di un prete, anche se solo per il tempo dei domiciliari e poi vorrebbe dire perdere casa e lavoro(…) Non è il carcere che mi spaventa, ma il fatto di rimanere qui, inutile ai compagni e lontano dall’impegno politico concreto che qui dentro resta un sogno senza senso. Oggi c’è stata parecchia agitazione al blocco B, perché la spesa ritarda di un giorno e intanto continuiamo ad essere trattati come animali.(…) Sto rifiutando quegli insulsi “gruppi” che ti propongono le gentili signore volontarie dove offrono le caramelle e ci sono i giornali da leggere tra cui Leggo,city, La Stampa, La Repubblica e L’immancabile Avvenire.(…)

So che state lottando per me e questo mi rafforza. Grazie compagni tutti.

Sempre a pugno chiuso, Luigi

sabato 26 giugno 2010

VOLANTINAGGIO ENTRATA COLLOQUI PARENTI DEI RECLUSI NEL CARCERE DELLE VALLETTE A TORINO


SOLIDARIETA’ CON I DETENUTI. DIRITTO AI COLLOQUI PER TUTTI. BASTA SOVRAFFOLLAMENTO

Sono passati due mesi dall’arresto (12 maggio) dei compagni Luigi, Davide e Luca per gli scontri durante lo sgombero della casa occupata Lostile del dicembre scorso.
Il 28 maggio il tribunale del riesame al quale i tre arrestati si erano appellati (insieme ad altri 13 compagni colpiti da misure restrittive) ha dato responso negativo sulla scarcerazione dei tre, ponendo soltanto il compagno Luca agli arresti domiciliari. Luigi e Davide restano in carcere con l’accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Dopo due mesi dall’arresto di Luigi e malgrado le ripetute domande che i compagni hanno fatto al Tribunale per andare a visitarlo, il PM Rinaudo non ha concesso alcuna autorizzazione e non è stata nemmeno resa nota una motivazione del diniego. Nemmeno a suo fratello hanno autorizzato ancora i colloqui Questa prassi sembra ripetersi di frequente per chi è detenuto nel carcere delle Vallette di Torino; ma quanto ci risulta in altre città del Nord Italia il diritto ai colloqui dei detenuti è maggiormente tutelato. Infine, il compagno Luigi dopo più di un mese si trova ancora rinchiuso nel settore “nuovi giunti”, un settore del carcere dove i detenuti dovrebbero rimanere soltanto il tempo necessario per le visite mediche. Un settore sprovvisto di televisione e con limitatissime agibilità dei detenuti che vi si trovano. Perché il compagno Luigi Giani è ancora ai nuovi giunti in una situazione di semi isolamento? Perché non può ricevere colloqui? Eppure sui colloqui l’ordinamento carcerario parla abbastanza chiaro:
I detenuti possono avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone. Anzi particolare favore viene accordato ai colloqui con i familiari. I detenuti possono avere quotidiani, periodici, libri. Ciascun detenuto è fornito di biancheria, vestiario e di effetti di uso in quantità sufficiente. Il permesso per avere un colloquio con un imputato in attesa del giudizio di 1°grado viene concesso dal PM. Un appellante, ricorrente o definitivo ha il diritto di essere visitato dai familiari o dal convivente. I non familiari devono richiedere il permesso al PM nel primo caso e alla Direzione nel secondo caso. (Art. 18 OP) I detenuti usufruiscono di 6 colloqui al mese (4 per i detenuti dell'art. 4bis). Durata massima del colloquio, 1 ora. A ciascun colloquio possono partecipare non più di 3 persone. (Art. 37 Reg)
Quasi un anno è trascorso dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani (16 luglio 2009) che ha condannato l’Italia a risarcire un detenuto recluso per mesi in una cella in cui per sé disponeva di meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante.
Oggi la situazione è peggiore di allora: pressoché in tutte le carceri italiane si riscontra una cronica situazione di sovraffollamento, che si aggrava durante l’estate a causa del clima caldo.
I detenuti (quelli poveri, perché i ricchi o non finiscono in galera o ne escono immediatamente, o se ci restano hanno sempre un trattamento di riguardo) si trovano in spazi ristretti e nella sporcizia, come hanno denunciato gli stessi prigionieri delle Vallette in alcune recenti lettere ai giornali. Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento Penitenziario (varato appunto nel 2000), che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora inadeguati se non in condizioni peggiori.
Questa situazione carceraria sempre più insostenibile è causata dalla politica criminogena e repressiva attuata dalla classe dominante per arginare gli effetti della crisi di un sistema che produce soltanto miseria e morte per le masse popolari, mentre i ricchi si arricchiscono sempre di più.
Contro questa politica e gli effetti che ne derivano è necessario mobilitarsi in vario modo.
Siamo disposti a farlo con chiunque lo voglia, per sostenere le rivendicazioni dei detenuti e lottare con loro per condizioni di vita più dignitose.

Per contatti: colcompiemonte@libero.it 3476558445