giovedì 17 febbraio 2011
lunedì 14 febbraio 2011
venerdì 11 febbraio 2011
PROCESSO THYSSEN: PROVOCAZIONE CARABINIERI
LA MATTINA DELL'11 FEBBRAIO, DURANTE L'UDIENZA DEL PROCESSO THYSSEN, MENTRE I COMPAGNI DEL CCP-PROLETARI COMUNISTI APPENDEVANO LO STRISCIONE DELLA RETE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO, I CARABINIERI DI INSTANZA AL TRIBUNALE HANNO TENTATO DI STRAPPARE LO STRISCIONE DELLA RETE POSTO A FIANCO DI QUELLO RAFFIGURANTE I 7 OPERAI MORTI SULLA LINEA 5 DELLA THYSSEN.
I COMPAGNI PRESENTI E IL PADRE DI UNO DEGLI OPERAI MORTI, HANNO REAGITO CON DETERMINAZIONE E SI SONO RIFIUTATI DI RIMUOVERE GLI STRISCIONI E DI FORNIRE LE LORO GENERALITA'. UN BRIGADIERE HA TENTATO DI PORTARE UN COMPAGNO ALL'INTERNO DEL TRIBUNALE MA I COMPAGNI PRESENTI LO HANNO FATTO DESISTERE DAL SUO INTENTO.
LA PROVOCAZIONE DEI CARABINIERI NON E' QUINDI RIUSCITA E GLI STRISCIONI SONO RIMASTI APPESI ALLA CANCELLATA DEL TRIBUNALE.
I CARABINIERI HANNO DICHIARATO DI AVERE SEGUITO LE DISPOSIZIONI DEL TRIBUNALE CHE VIETEREBBERO L'AFFISSIONE ALLA CANCELLATA E CHE QUINDI AVREBBERO SOLTANTO ESEGUITO GLI ORDINI DELLA PROCURA. MA, AL DI LA DI PRESUNTE O RELI DISPOSIZIONI DEL TRIBUNALE, RIMANE IL FATTO CHE DI FRONTE ALLA STRAGE DI SETTE OPERAI, LA PROPAGANDA E LA CONTROINFORMAZIONE SMUOVE LE COSCENZE E DISTURBA CHI VORREBBE CHE TUTTO RIMANESSE BLINDATO NELLE AULE DEL TRIBUNALE AL FINE DI FARE CALARE L'ATTENZIONE ATTORNO AD UNA STRAGE DI OPERAI CAUSATA DAI PADRONI ASSETATI DI PROFITTO! E' NECESSARIO NON CEDERE AI TENTATIVI INTIMIDATORI DI CHI VORREBBE CHE TUTTO SI INSABBIASSE SENZA CHE LE MASSE POPOLARI SAPPIANO E PRENDANO POSIZIONE!
RINGRAZIAMO I PARFENTI DEI SETTE EROI DELLA THYSSEN CHE HANNO ASSUNTO CON DETERMINAZIONE LA DIFESA DEI COMPAGNI E IL DIRITTO DI INFORMARE E CONTROIFORMARE SULLA QUESTIONE DELLE VITTIME DEL LAVORO!
Collettivo Comunista Piemontese
colcompiemonte@yahoo.it
tel. 3476558445 via saluzzo numero 13 c/o centro di documentazione LATIFA SDAIRI
VOLANTINO PROCESSO THYSSE DEL 11 FEBBRAIO 2011

Durante l’udienza del 4 febbraio l’avv. Anglesio, difensore dei dirigenti ThyssenKrupp Moroni, Cafueri e Salerno, ha aperto la sua arringa difensiva lamentando la “spettacolarizzazione” del processo (?) e dicendo che la pubblica diffusione di “informazioni mediatiche” influenzerebbe negativamente l’imparzialità della giuria il cui compito deve essere quello di giudicare serenamente tenendo conto dei fatti e soltanto di quelli! Anglesio, ha affermato anche che il compito dei Pubblici Ministeri è quello di incolpare gli imputati mentre lui e gli altri difensori degli stragisti Thyssen, guarderebbero le cose sotto un “profilo più realistico” permettendo così alla giustizia di seguire con maggior serenità il suo corso (?).
Cosa avrà voluto dire Anglesio con queste affermazioni? Forse che i processi per morti sul lavoro dovrebbero rimanere “blindati” nel chiuso delle aule di Tribunale senza che la società, l’opinione pubblica e il proletariato vengano informati e possano prendere posizione sui procedimenti che riguardano l’intera struttura della società? E che razza di visione più realistica potrebbe avere un avvocato difensore dei potenti di turno e di chi meglio può elargire forti somme di denaro per parcelle stratosferiche? La strage dei sette eroi della Thyssen non è un caso isolato o una mera fatalità! Quella strage è la rappresentazione più realistica dell’aberrante sistema che costringe milioni di proletari a vendere la propria forza lavoro ad un pugno di grassi parassiti che la trasformano in enormi profitti garantendo per se stessi e per i propri famigliari vite agiate, abitazioni lussuose e vizi di ogni genere senza mai sprecare una goccia di sudore della loro fronte!
Gli stessi parassiti che pagano le campagne elettorali dei servi della politica commissionando loro leggi e leggine con l’obbiettivo di tutelare le loro infinite proprietà e i loro enormi profitti e di garantire loro l’immunità o l’impunità. Sono gli stessi grassi parassiti che posseggono le case editrici, le televisioni e i mezzi di informazione utilizzati come “cavalli di Troia” per depistare e mistificare intossicando (quando non nascondendo) le notizie che potrebbero metterli in cattiva luce agli occhi dell’ opinione pubblica e delle masse popolari sempre meno disposte ad accettare passivamente le loro angherie e i loro misfatti.
Certo è che la corretta informazione e la determinata e capillare controinformazione rappresentano un pericolo per i potenti di turno e per i loro servi della politica, delle Istituzioni (tra cui anche i dirigenti delle forze dell’ordine) e in questo caso dell’avvocatura. Infatti, durante alcune udienze precedenti, sia gli avvocati che la polizia giudiziaria e i carabinieri di istanza al Tribunale, hanno tentato, minacciando sequestri e denunce, di scoraggiare l’opera di controinformazione e di solidarietà proletaria che da circa due anni il CCP, Proletari Comunisti e la Rete per la Sicurezza sui posti di Lavoro, svolgono di fronte al palazzo di giustizia. L’ultimo tentativo è stato quello di fare rimuovere lo striscione raffigurante i volti dei sette operai morti che era stato affisso alla cancellata del Tribunale. Soltanto la determinazione dei compagni presenti e l’intervento deciso dei famigliari dei sette operai arsi vivi, hanno evitato la rimozione dello striscione e le denunce contro i nostri compagni. Gli striscioni e i volantini che solidarizzano con i famigliari delle vittime del lavoro e che denunciano pubblicamente le mistificazioni, i raggiri e i tentativi di depistaggio, smuovono le coscienze e gli avvocati servi dei dirigenti della Thyssen hanno ragione nel preoccuparsene perché loro preferirebbero fosse messo tutto a tacere o fosse tutto delegato alla stampa borghese di proprietà di qualche altro grasso parassita. Ma, loro malgrado, la Costituzione repubblicana, nelle sue parti sane, parla molto chiaro e sancisce nettamente (ART.21) il diritto di espressione e di opinione conquistato con la Resistenza antifascista e al quale nessun proletario con la coscienza di essere tale, ha intenzione di rinunciare! E’ proprio dalla difesa dei diritti sanciti dalla parte sana della Costituzione e cioè di quella parte che tutela le masse popolari e il proletariato, che invitiamo chiunque abbia a cuore la causa della classe operaia e dei loro famigliari, a mantenere alta l’attenzione e la tensione attorno al processo contro i dirigenti stragisti della ThyssenKrupp, perché il processo contro di loro è il processo contro il sistema di sfruttamento e di morte che ingrassa i padroni uccidendo ed affamando milioni di lavoratori .
martedì 8 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
lunedì 31 gennaio 2011
Volantino in diffusione all'udienza THYSSEN del 01.02.2010

Sabato 29 gennaio la pagina 21 de “La Stampa” era dedicata tutta alle “imprese forensi” dell’avv. Coppi difensore dei dirigenti stragisti della Thyssen. Il quadro che emergeva dall’intervista della giornalista Maria Corbi, era quello di un avvocato irreprensibile e vincente che non solo difenderebbe uomini potenti del calibro di Gabetti, Grande Stevens, Andreotti, l’ex ministro Gui ( assolto per lo scandalo LOCKHEED), fascisti dello stampo del Gen. Vito Miceli del MSI (assolto al processo per il golpe Borghese) ed ora i dirigenti della Thyssen accusati di omicidio volontario ma, colto da un “irresistibile passione per il caso umano” e “guidato dall’istinto”, ha assunto la difesa di Sabrina Misseri accusata di avere ucciso la sua amica Sarah Scazzi. Molto probabilmente l’avv. Coppi aveva bisogno di un intervista su di un quotidiano nazionale per rifarsi la facciata dopo la sua infausta e denigratoria arringa durante la scorsa udienza del processo Thyssen! Altrimenti non sarebbe giustificabile il motivo per cui, giornalisti esperti, prima di un intervista, non siano andati a fondo nell’ inchiesta sul personaggio da intervistare, cosa che per altro, quando si tratta di proletari impegnati in politica o nel sociale, viene svolta in maniera approfondita sino a scavare anche nella loro intimità!
Se la giornalista Maria Corbi si fosse applicata professionalmente, avrebbe scoperto anche che “l’irreprensibile” avv. Coppi difese Pollari del SISMI sulla questione del rapimento di Abu Omar e che, alle domande dei magistrati, Polaari non rispose sostenendo di essere vincolato dal segreto di Stato.
Il suo avvocato, Franco Coppi, affermò che il suo assistito era impossibilitato a difendersi: il segreto di Stato glielo impediva. Ma chiunque abbia un minimo di nozione giuridica sa che non è vero! Il diritto alla difesa è un diritto costituzionalmente garantito e non può essere limitato da una legge, quale è appunto quella che istituisce il segreto di Stato. Pollari poteva utilizzare tutte le carte che voleva per difendersi, anche quelle coperte dal segreto di Stato. E’ interessante, però, sottolineare come lo stesso tentativo fosse già stato fatto, in passato, sempre dall’avvocato Franco Coppi, per difendere un altro (guarda caso) Generale del SISMI coinvolto in un gravissimo scandalo: il generale massone, iscritto alla loggia P2, Pietro Musumeci. Anche in quell’occasione il tentativo dell’avv Coppi fallì, e il Generale Musumeci venne poi condannato, in via definitiva, nel processo per la strage di Bologna a 8 anni e 5 mesi.
Coppi, nato in Libia nel 1938 dove il padre, (guarda caso) dirigente FIAT, fu inviato dall’azienda del regime fascista, difese anche l’ex capo della polizia Di Gennaro al processo per l’irruzione alla scuola Diaz di Genova durante il G8 2001, per i depistaggi che seguirono alle torture e ai pestaggi subiti dai manifestanti. Ricorderemo le finte molotov portate proprio dalla polizia su indicazione dello stesso Di Gennaro poi condannato in appello a un anno e 4 mesi di reclusione. Altro che vincente avvocato, tanto legato all’applicazione delle leggi e al rispetto per la giustizia! Contro prova ne è che durante la sua arringa alla scorsa udienza del processo Thyssen, Coppi affermava che “se fosse stato parente delle vittime, forse avrebbe reagito anche peggio” di come hanno reagito i famigliari dei 7 operai morti abbandonando l’aula, ma ricordava che lui, come i suoi colleghi, sono avvocati e che fanno il loro dovere né più, né meno, dei Pubblici Ministeri! “Prestano il loro contributo affinché la legge venga applicata”! Sarebbe portare un “contributo alla giustizia” chiamare a deporre testimoni (poi risultati falsi e indottrinati) senza verificare la veridicità delle loro testimonianze ?! Alla faccia del contributo alla giustizia!
L’avv, Coppi, forse nell’ultimo disperato patetico tentativo di impietosire la giuria popolare e l’opinione pubblica, ha affidato la cura del suo look ai pennivendoli de “La Stampa” i quali farebbero meglio a seguire con maggiore attenzione le ragioni dei famigliari dei 7 operai morti sulla linea 5 dello stabilimento di Torino invece di occuparsi dell’immagine di un avvocato legato agli ambienti dell’eversione nera e dei servizi segreti deviati.
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