giovedì 7 ottobre 2010

IL PROCESSO THYSSEN E' IL PROCESSO CONTRO IL SISTEMA DI SFRUTTAMENTO E MORTE TANTO CARO AI PADRONI


Dopo innumerevoli tentativi di ostruzionismo, da parte dei difensori mercenari della Thyssen fatti di cavillosi espedienti, raggiri, false testimonianze e piagnistei sul pericolo delle presunte minacce ricevute e altrettanto presunte diffamazioni nei loro confronti, si è giunti finalmente alle battute conclusive del processo. Un processo che non ha precedenti nella storia del movimento operaio del nostro Paese perché i dirigenti di una grande azienda, per la prima volta in assoluto, sono accusati di omicidio volontario e non, come spesso accade, soltanto di omicidio colposo. Si, perché nel nostro democratico bel Paese, quando muore un operaio in fabbrica o sul cantiere, la tragedia viene rappresentata soltanto come una disgrazia per la quale i padroni non hanno mai responsabilità dirette e consapevoli. L'attenzione e la grande mobilitazione popolare che è seguita immediatamente dopo la strage dei sette operai della Thyssen Krupp, è stata la prima condizione che ha favorito una relativa rapidità nell'istruire il procedimento e il mantenimento del capo d'accusa. Quell'attenzione e quella mobilitazione popolare che oggi, proprio alle battute finali del processo, sarebbe ancor più necessaria per influire, sia sulle requisitorie dei Pubblici Ministeri e le arringhe dei difensori, che sulle decisioni della giuria popolare.
Durante l'udienza del 5 ottobre scorso, grazie all'appello lanciato dai famigliari delle vittime e sostenuto anche dal nostro collettivo con volantinaggi e locandine, l'aula del tribunale nella parte riservata al pubblico, era finalmente gremita, dopo un anno di udienze durante le quali tra il pubblico, vi si trovavano al massimo 4 o 5 persone ed in presidio all'esterno, come sempre, il Collettivo Comunista Piemontese e la Rete Nazionale per la Sicurezza sui Posti di lavoro. “Assenti ingiustificati”, per tutta la durata del processo, come citava il volantino diffuso dall'ass. Legami D'Acciaio, i sindacati e i partiti che, in una maniera o nell'altra, affermano di rappresentare ancora gli interessi della classe lavoratrice. Infatti, ne la FIOM, nel il PRC, ne il PdCI, ne altri partiti della sinistra, sono andati oltre al presenzialismo facendosi vivi soltanto durante le “occasioni importanti”, quelle occasioni dove la presenza di giornalisti e telecamere era garantita. Partititi e sindacati che, grazie alle loro strutture, avrebbero potuto programmare una presenza assidua e continuata alle udienze, non hanno colto le dimensioni politiche e sociali di questo processo le cui conclusioni ricadranno, non soltanto sulla memoria degli operai uccisi e sui loro parenti o colleghi, ma sull'intera classe operaia. Gli omicidi bianchi (e non le morti bianche come vengono definiti erroneamente)devono essere combattuti concretamente e con determinazione. Non sono sufficienti ( 3 operai muoiono ancora ogni giorno sul posto di lavoro, mentre a centinaia sono gli incidenti gravi) i comunicati, le assemblee, i seminari o qualche sporadico presidio. E' necessario essere presenti sul territorio cercando di contrastare sistematicamente, con la pratica, l'immobilismo o addirittura la complicità del sindacato, l'opportunismo a scopi elettoralistici dei partiti e l'idea per cui, durante un processo contro i padroni, bisognerebbe lasciare tutto in mano alla magistratura borghese e non mobilitarsi lasciando che la “giustizia” faccia il suo corso. Molto probabilmente se il nostro collettivo non fosse intervenuto (rischiando anche querele e denunce)denunciando pubblicamente con estrema franchezza i raggiri e le nefandezze intentate dalla difesa dei dirigenti stragisti della Thyssen, la collusione e concussione di Autorità pubbliche come ad esempio gli ispettori dell'ASL 1, il livello di tensione e di attenzione su queste vicende legate strettamente al processo, non sarebbe stato sufficiente.
Facciamo quindi appello al “rinnovato” interesse di partiti e sindacati dimostrato durante l'udienza del 5 ottobre, affinché questo interesse diventi pratica quotidiana e sia concretamente teso a sostenere le ragioni della classe operaia abbandonando posizioni accomodanti a seconda delle quali gli interessi della classe operaia potrebbero essere coincidenti con quelli dei padroni i quali potrebbero essere più buoni e meno squali. Così non è e non è mai stato, gli interessi dell'una non sono compatibili con gli interessi degli altri. Dove vince l'operaio perde il padrone e viceversa! Non esiste e non esisterà mai un capitalismo migliorabile perché lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è insito nel sistema stesso. Unica via è lavorare all'abbattimento del capitalismo per sostituirlo con l'unico altro sistema possibile, il SOCIALISMO.

venerdì 6 agosto 2010

IL PACCHETTO SICUREZZA UCCIDE!


Lo scorso 20 luglio la questura di Bologna ha deportato in Nigeria una ragazza di 23 anni, Faith Aiworo, dove era stata condannata per aver reagito ad un tentativo di stupro da parte del suo datore di lavoro, un uomo ricco e potente, uccidendolo.
Faith era stata rinchiusa nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di via Mattei a Bologna, dopo che i vicini avevano chiamato la polizia sentendo le sue grida di aiuto perchè un suo connazionale cercava di violentarla. La polizia intervenuta sul posto ha pensato bene di arrestarla perché non aveva il permesso di soggiorno. Dopo due settimane di detenzione è stata rimpatriata in Nigeria, dove è già stata arrestata e potrebbe essere impiccata a breve per volere di un governo corrotto e complice del peggior colonialismo occidentale. E questo nonostante avesse già presentato domanda di asilo politico.
Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, lo stato razzista italiano non ha esitato a consegnare ai suoi assassini una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile.

UN’ALTRA DONNA, SENEGALESE, RISCHIA L’ESPULSIONE
Ngom, un’altra donna immigrata, senegalese e madre di sei figli, arrivata in Italia dodici anni fa dopo esser fuggita da un marito violento, è da giorni rinchiusa nel Cie di Bologna in attesa che un giudice di pace decida (il prossimo 12 agosto) se accettare il ricorso contro l’espulsione o eseguire gli ordini della questura di La Spezia e rimandarla in Senegal dal marito-aguzzino.
Per quanto tempo ancora intendiamo tollerare la presenza dei Cie – lager di Stato in cui le donne sono spesso sottoposte a ricatti sessuali, molestie e violenze per poi essere rimpatriate col rischio di essere addirittura uccise?

MOBILITIAMOCI PER SALVARE FAITH E NGOM!
Per protestare con le ambasciate dei paesi complici delle deportazioni:
-ambasciata nigeriana (Roma) 06683931
-ambasciata senegalese (Roma) 066865212/066872353

mercoledì 28 luglio 2010

MORTE ALL'IMPERIALISMO! W LA RESISTENZA AFGHANA!


Mentre prosegue la missione italiana di guerra imperialista per l’occupazione dell’Afghanistan, altri due militari italiani sono morti cercando di disinnescare un ordigno. Altri due mercenari al soldo dei capitalisti nostrani, ci hanno lasciato la pelle. Non possiamo fare altro che prendere atto della loro prematura scomparsa e ribadire quanto questa missione militare, come tutte le altre in cui sono impegnati i militari italiani, non sia assolutamente una missione di pace, come vogliono fare credere le Autorità del nostro Paese, ma una vera e propria guerra di occupazione. Alla ferocia e alla arroganza degli occupanti, la resistenza afghana risponde colpo su colpo e, come i nostri partigiani durante l’occupazione nazista dell’Italia, difendono con le unghie e con i denti la loro patria e la loro autodeterminazione.
Berlusconi si dice addolorato e dice anche che però queste morti nostrane, rafforzano l’idea che dobbiamo continuare ad esserci. Il capo banda del governo di mafiosi, fascisti, razzisti e speculatori, rivolge anche il proprio cordoglio alle famiglie dei due militari morti. Ma quelle famiglie dovrebbero indignarsi e odiare chi manda i loro figli a morire in una missione di guerra spacciata per “missione di pace”. Quelle famiglie dovrebbero augurare lo stesso dolore alla famiglia di Berlusconi e dei caporioni della sua banda di governo. Ma essi sono al sole delle loro spiagge e a godersi le loro sontuose ville al mare, attorniati da puttane e imbottiti di cocaina.
Lo stesso dolore che provano le famiglie dei due giovani mercenari morti ammazzati dalla legittima resistenza di un popolo aggredito, devono provarlo i mandanti di questa missione militare. Sono le famiglie delle carogne che ci governano che devono perdere i loro figli e vederli ammazzati dalla necessaria e doverosa resistenza di un popolo al quale si vorrebbe mettere le catene!

W la resistenza afghana!
Morte all’imperialismo!



Collettivo Comunista Piemontese
colcompiemonte@yahoo.it
tel. 3476558445.
Via Spotorno 4 Torino.

sabato 24 luglio 2010

Lunedì 26 luglio dalle 9,00 presidio per Luigi Davide, Luca e Mschino


Il 12 maggio scorso, durante un operazione repressiva della polizia politica, venivano condotti al carcere delle Vallette i compagni Luigi, Davide e Luca, mentre altri 13 compagni venivano sottoposti a misure cautelari. Tutti sono accusati di aver partecipato agli scontri con le forze dell’ordine durante lo sgombero del centro sociale L’Ostile avvenuto il 10 dicembre 2009 a Torino. Dopo un periodo in carcere (quasi due mesi per Davide e Luigi, quest’ultimo in condizioni di semi-isolamento) sono stati posti agli arresti domiciliari fuori da Torino, Luigi nella bergamasca a casa di una compagna che si è resa disponibile ad ospitarlo, Davide a Giaveno e Luca a Bussoleno su imposizione del PM Rinaudo (che risulta iscritto nelle liste della P2 e amico intimo di Luciano Moggi) titolare dell’inchiesta. Il compagno Moschino, altro fermato per gli scontri del 10 dicembre, ha avuto l’obbligo di dimora a Barge.
Per Luigi, Davide, Luca e Moschino, il PM Rinaudo ha preteso un vero e proprio PROVVEDIMENTO DI CONFINO, come nel ventennio usavano fare i tribunali speciali fascisti per allontanare i comunisti, gli anarchici e gli antifascisti dal proprio luogo di origine, dai propri famigliari e dai propri compagni di lotta ed isolarli dal resto delle masse popolari. Nel caso del compagno Luigi l’accanimento del PM Rinaudo è stato ancora più grave perché teso a danneggiarlo anche economicamente, in quanto Luigi ha un’abitazione in affitto e il lavoro a Torino che chiaramente rischierebbe di perdere nel caso il provvedimento di confino dovesse protrarsi nel tempo.
Come è possibile che per difendere gli spazi di agibilità politica e sociale si debba essere malmenati, incarcerati, allontanati dalle proprie abitazioni e privati del proprio lavoro senza il quale un proletario non potrebbe vivere, oppure uccisi come nel caso del giovane compagno Carlo Giuliani durante le manifestazioni contro il G8 del luglio 2001 a Genova!?
Come è possibile che una Repubblica democratica possa permettere a Pubblici Ministeri piduisti di pretendere che vengano adottati provvedimenti di chiaro stampo fascista come il confino che oggi i nostri compagni stanno subendo con il rischio di perdere il lavoro e la casa!?
Questi provvedimenti sono gli stessi che venivano adottati dal regime fascista per isolare gli antifascisti dal resto delle masse popolari al fine di scongiurare la diffusione delle idee di libertà e giustizia sociale che essi sostenevano e propagandavano tra i lavoratori e la popolazione schiacciata da un regime infame.
I compagni Davide, Luca, Moschino e Luigi devono essere liberati e devono poter tornare alle loro case e al loro lavoro. Essi non hanno fatto altro che difendere uno spazio sociale ribellandosi alla violenza della polizia e al tentativo di soffocare un movimento di resistenza che nel nostro paese si sta sviluppando contro l’eliminazione dei diritti e delle conquiste che le masse popolari hanno acquisito a costo di dure lotte nelle strade, nelle piazze e nelle fabbriche del nostro Paese. Una repressione che si sviluppa a largo raggio attraverso il tentativo di colpire le avanguardie di lotta per INTIMORIRE, SPAVENTARE E “EDUCARE”il resto delle masse popolari e dei lavoratori. Del resto anche i padroni della FIAT stanno attuando la stessa forma di terrorismo licenziando senza giusta causa i sindacalisti come monito per tutti gli altri.

sabato 10 luglio 2010

GIORNATA BENEFIT COMPAGNI PRIGIONIERI LUIGI E DAVIDE



Luigi arrestato con Davide il 12 maggio in seguito alle cariche della polizia durante lo sgombero del centro sociale L’OSTILE di corso Vercelli a Torino. Il PM Rinaudo, titolare dell’inchiesta ha posto per la sua scarcerazione la discriminante dell’allontanamento dalla città. In perfetto stile fascista il compagno è stato posto in confino a Bergamo ed ora rischia di perdere casa e lavoro.


PROGRAMMA

Ore 12,30
PRANZO (euro 10)
Ore 16,30
DIBATTITO :
Per i compagni presi: che fare?
Ore 18,00
TOMBOLATA BENEFIT

Dalle ore 15,00 verrà allestito un buffet di pizza fino al suo totale esaurimento!